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L'Italia è una Frana di Cemento


Il cemento in Italia uccide. In vari modi. Uccide la campagna, ricoprendola di interminabili lingue d'asfalto, soffocando campi agricoli che assorbivano l'acqua piovana e, arricchendola di sali e nutrimento, la trasformavano in frutti prelibati. Così la terra frana e le campagne si trasformano nelle ennesime periferie, ad opera di palazzinari e speculatori. 

Uccide la legalità, perché chi costruisce lo fa spesso in maniera abusiva, in barba a norme di sicurezza e criteri di sostenibilità e impatto ambientale. Infine uccide e basta, perché i palazzi costruiti male, a volte crollano, come nella tragedia annunciata di Barletta di pochi giorni fa.

La verità è che se l'Italia sta franando – e sta franando – non è per via di una sfortunata serie di coincidenze. Per capire l'entità del fenomeno di cui stiamo parlando, basti pensare – sono tutti dati ufficiali esposti dal Word Landslides Forum – che sulle circa 712 mila frane censite nell'Unione europea, 486 mila interessano il nostro territorio.

Ad essere a rischio è circa il 7% del territorio, ben 20mila 700 chilometri quadrati, con Liguria, Campania, Lombardia, Toscana, Sicilia e Calabria fra le regioni più colpite. Nel solo 2010 si sono verificati ben 88 eventi franosi principali, con un bilancio piuttosto pesante: 17 vittime, 44 feriti e ben 4.431 persone evacuate.

Le radici di questo problema? In parte - in buona parte - proprio il cemento. E non solo per l'abusivismo cieco di fronte al rischio idrogeologico e sismico che caratterizza il territorio.

L’Italia frana anche perché il 25% delle campagne negli ultimi 40 anni sono state abbandonate o coperte dal cemento. Si è così ridotta drasticamente la superficie di assorbimento delle acque piovane, che scivolano veloci sull'asfalto e vanno a confluire in quei pochi lembi di terra ancora scoperti, che, sovraccaricati franano. Se a questo si aggiunge l'aumento delle piogge causato dai cambiamenti climatici, si ottiene un cocktail esplosivo.

Tratto da Il Cambiamento